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Mission statement
Il mondo va avanti solo per causa di quelli che si oppongono
(Johann Wolfgang von Goethe )
Anno nuovo, regole nuove. Il mio manifesto resterà press'a poco lo stesso, ovvero:
La casa editrice Sismondi ha uno scopo precipuo: la crescita culturale, morale e spirituale dell'individuo, per evitare il sonno del materialismo e le tentazioni dei bisogni indotti. Soltanto attraverso un progresso interiore, l'umanità saprà ergersi a qualcosa di più, allargando le braccia ai più bisognosi, ai più deboli, alle cosiddette diversità. Per favorire appieno questa nuova umanità, l’antropocentrismo non troverà mai spazio tra le collane Sismondi. Riportato in auge un rinnovato biocentrismo, in cui l’uomo possa vivere bene semplicemente sfruttando la propria intelligenza, allora animali, piante e l'ambiente tutto, godranno finalmente dello stesso rispetto fin prima riservato solo all'uomo. In un mondo sempre più caotico, tutto sembra perdere senso, persino l’amore, il dialogo o l’autostima, eppure, a ben vedere, anche una goccia d’acqua può contribuire a forare una roccia. Il nostro tempo e la nostra mente, sono le nostre cose più importanti: diviene però fondamentale avere fiducia in se stessi e negli altri, comunicare, mettersi in discussione e mettere in comunione i valori in cui si crede. Non a caso, Sismondi Editore cerca di coinvolgere in prima persona i portatori d’interesse, per consentire il collegamento necessario a tirar fuori le risorse sociali che, altrimenti, divise, non emergerebbero. Ovviamente, tutti questi propositi resteranno lettera morta se non vi sarà un’idonea complicità dei lettori. Aborriamo l’architettura occulta dell’attuale sistema che regola i popoli, il razzismo, le mode, la TV spazzatura, la credulità popolare, l’ignoranza, la violenza, la guerra, la caccia, la pena di morte, la vivisezione, gli OGM e le multinazionali.
Tuttavia cambierò io.
Ero intelligente e volevo cambiare il mondo.
Ora sono saggio e sto cambiando me stesso
(Dalai Lama)
Autori. Non sono solito creare false aspettative, per cui, per il vostro bene, sarò molto amaro con voi. Vogliate considerare che io non sono un ricco magnate, non posso essere il vostro benefattore e non posso fare mecenatismo, pertanto, d'ora innanzi, se mi contatterete per la sola smania di pubblicare, per presunzione e per boria, non mi farete più perdere tempo e perderete solo il vostro. Infatti io vi chiederò anzitutto quanti libri non a pagamento avete pubblicato prima di rivolgervi a me e quali essi siano. Vi chiederò quanti ne sono stati tirati e quanti ne sono andati venduti. Non vi chiederò quanti libri possediate, ma di sicuro quanti ne avrete letti, anche dei miei, e cosa vi è rimasto. Considerate che delle vostre lauree non so che farmene, se in vita vostra non avete saputo realizzare da soli, con il vostro ingegno, niente di buono. Teniate sempre in mente cosa seppe fare Leonardo, pur ammettendo d'essere un "omo sanza lettere"! Vi servirà per tutta la vita. Sappiate che io ho piena coscienza di essere un perfetto ignorante, ed è per questo che adoro informarmi, sperimentare, conoscere: potrei girare nudo in qualsiasi posto anche d'inverno, ma non senza almeno un libro da leggere. Vi anticipo, qualora vi serva da traccia, che sotto il profilo meramente comportamentale somiglio abbastanza a Pope, ossia guardo con ottimismo all’intera umanità, ma sono piuttosto intollerante alle imperfezioni umane, alla lentezza dei progressi morali degli esseri umani, e soprattutto detesto profondamente singoli individui. Provo empatia per i vegetariani, i coerenti, i veri credenti di qualsiasi fede purché non estremisti, le persone di animo buono, ed ovviamente li prediligo. Per quegli autori che si prodigano per mantenere alta la memoria della propria città e della propria gente, provo una sorta di sincera riverenza (penso, ad esempio, a Simone Menegaldo ed a Michele Brocca, del quale sentirete presto parlare). Per gli autori che si espongono per debellare un'ingiustizia, aggiungo, provo puro amore: per loro darei la mia stessa vita. Riguardo a Dio, credo ideale il pensiero di Albert Einstein: né credente, né ateo, agnostico in un certo senso… ma che vuol parlare d’altro. Il mio dio è la Natura e questo mi basta. Se siete diversi da me ma non volete nemmeno tentare di valutare il mio modo di pensare, vi prego, non contattatemi: il tempo è prezioso per tutti ed è un peccato sprecarlo. Non proponetemi testi di teologia, semmai saggi di storia, di storia critica delle religioni, della Grande Guerra, della ritirata di Russia, di storia dell’inquisizione, perfino di ascetismo o misticismo, purché scritti in modo impeccabile e originale. O, ecco, una traduzione e un commento ben fatti del Clementine Homili. Non ho fatto questo esempio a caso: io, quando posso decidere, pubblico solo opere che mi aiutino a diffondere l'amore per la natura e per gli animali, o il rispetto del prossimo e la verità storica e scientifica. Opere, insomma, in linea con i miei principi e con la mia mission. Vi prego però di considerare che ho materiale da pubblicare per altri mille anni e non necessito di romanzetti, di poesie sdolcinate, di manuali di cucina, di gialli, di romanzi d’azione, né di tutta quella restante tipologia di opere che, se non fossero eccelse, non sarebbero degne neanche di essere arse dall’Inquisizione o nei roghi cinematografici di Fahrenheit 451. Io amo la poesia, ma sappiate che ho deciso di smettere di pubblicare le mie poesie il giorno in cui una persona mi paragonò ad Andrea Zanzotto. Glielo dovevo per pudicizia, per onestà. E le brutte copie non servono, se esistono gli originali. Proponetemi piuttosto, quand’anche io già ne sia abbondantemente informato, un'investigazione nei macelli europei in forma di saggio. Ogni macello, più ancora delle biblioteche, sarebbe il posto ideale per esporre una lectio magistralis all'umanità senza proferire parola alcuna. I macelli, infatti, sono quei luoghi che testimoniano il livello della nostra civiltà, dove ogni anno, in modo assolutamente lecito, vengono ammazzati milioni di esseri senzienti che hanno dato tutta la vita all'uomo e sono stati ripagati con una condanna a morte. Ci pensate mai? In alternativa, proponetemi un saggio sulla situazione museale italiana, giacché conto di produrlo fra non molto. O, quando meriti davvero, un racconto autobiografico (un ex-alcolista, ad esempio, avrebbe molto da insegnare). Sappiate che, salvo che non siate scrittori di fama nazionale o di provato talento, a me interessa la saggistica. Vi occupate d’altro? Vi reputate veri artisti? Non pretenderete che sia io, spero, che debba dimostrarlo agli altri! Dovrete averlo prima dimostrato voi, umilmente, con i fatti, così come avevano copiosamente dimostrato Alessandra Guolla o Paolo Fiorindo prima che stringessimo amicizia (ricordate i versi: “È del poeta il fin la meraviglia,/parlo dell’eccellente e non del goffo,/chi non sa far stupir, vada alla striglia!”? Bene. Teneteveli sempre in testa e fatene tesoro per la vostra carriera artistica!)
Curricoli lavorativi. Qualora desideriate inviarmi un curriculum teso ad una eventuale assunzione presso la mia minimale casa editrice, prima di farlo, vi supplico, spendete cinque minuti della vostra vita per ragionare ulteriormente. Chiedetevi per qual motivo io sia un dipendente di Poste Italiane (per mia fortuna la più grande e la più seria azienda italiana) e, soltanto dopo, mi occupi di editoria per effetto di una strana metamorfosi. Fatto? Bene. Ora vi consiglio di rivolgervi ai grandi gruppi editoriali. Se la vostra opera sarà ritenuta ampiamente commercializzabile vi accoglieranno a braccia aperte. Io invece punto all'insegnamento morale che può offrire il prodotto ed alla sua bontà, pur consapevole di correre il rischio di non vendere affatto o di inimicarmi potenzialmente tutti. Questa è la differenza tra la mia casa editrice e molte altre: io lo faccio per un elevamento spirituale e morale, non per i soldi, il che è molto diverso. Pur necessitando di traduttori, segretari, magazzinieri, impaginatori, disegnatori, revisori di bozze, per ovvii motivi (non ho soldi) devo far tutto da solo, perciò vi supplico: non proponetevi per assunzioni e/o collaborazioni.
Piccolo insegnamento agli autori, frutto dell'esperienza. Non crediate che i vostri maestri più importanti siano quelli che vedete tutti i giorni. Trascurando i filosofi, io ne ho avuti diversi: mio padre, Francesco Piazza, Carlo Rao, Alfonso il padovano, altre persone innominabili, ma perché rimaste senza nome, eppure veri esempi d'umiltà e di luce, tutte persone che non vedo più da molti anni, ma che ho sempre nel cuore. Cercate i vostri maestri all'interno dei vostri ricordi, perché vi stanno chiamando! Preferiate sempre, alla luminosità che vi può dare l'aver superato in grandezza un'opera dappoco, il beneficio che vi può dare l'ombra di un'opera grandiosa. Siate originali. Abbiate idee che vi appartengono. Non chiediate l'impossibile e non fatevi mai forti con i deboli. Bella forza farsi forti con i piccoli! Provate a farvi forti, se ci riuscite, con una grande casa editrice. Ricordatevi che tutto ciò che date, in un’altra forma vi torna indietro. Finché continuerete ad alimentare certi grandi gruppi editoriali specializzati nel piazzare porcherie accuratamente scelte, acquistando i loro prodotti o guardando i loro canali televisivi, non potrete pretendere né sperare che i piccoli editori, magari molto simili a voi per modo di pensare e opinioni intorno al sistema, vi possano dare una mano con contratti e assunzioni. Per essere amati, bisogna prima di tutto amare. Per essere aiutati, bisogna anzitutto aiutare. Questo principio è comunque applicabile, in qualsiasi campo. L'arma vincente, insomma, è una miscela di umiltà, cultura e sacrificio quanto basta. Sì, sacrificio, parola vieppiù sconosciuta. In secondo luogo, prima di imparare a memoria tutti gli articoli che regolamentano il diritto d'autore, vogliate almeno tentare di creare opere, se non immortali, di spessore tale che meritino riconoscimenti e fama universali. In conclusione, il mio consiglio è il seguente; leggiate tantissimo e, se vi resterà abbastanza tempo, scriviate pure qualcosa di ottimo con l'idea di pubblicarlo. Se lo farete, oltretutto, contribuirete ad allontanare il rischio di una bolla editoriale e l'umanità ve ne sarà riconoscente. Ah, dimenticavo: non stancatevi mai di acquistare libri. Soltanto così, quando sarà il momento, avrete ragione di sperare che altri lettori acquistino i vostri!
Tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo,
ma anche di quello che avremmo potuto impedire
o che abbiamo deciso di non fare
(assioma di Peter Albert David Singer)
Distributori. Comprendo la paura che avete di rompere i rapporti con le grandi case editrici che vi danno nutrimento, ma, visto che siete distributori, abbiate il coraggio di non assecondare soltanto i grandi gruppi editoriali, accettando di garantire la distribuzione nazionale anche alle piccole case editrici come la mia! Penso che nessun editore abbia intenzione di rimanere chiuso entro i confini del proprio campo visivo perché questa è una situazione che dà nausea. Voi avete un ruolo molto importante: di stabilire la qualità del mercato e, conseguentemente, lo spessore culturale della società. Non dimenticatelo!
Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi)
Librai ed edicolanti. Se siete librai o edicolanti, vi prego di considerare l’importanza che assumerebbe il poter indicare ai miei potenziali clienti un posto sicuro dove trovare con certezza le pubblicazioni da me editate. Qualora siate disposti a tenere in conto vendita le mie pubblicazioni, vi prego di comunicarmelo: vi farei avere nel più breve tempo possibile tutte quelle disponibili.
Varie Associazioni di Editori. Pur apprezzando il lavoro da voi svolto fin qui, non posso esimermi dall'osservare che un editore che si rispetti deve tentare di eliminare ogni barriera culturale, cercando di farsi massimamente conoscere. Ecco perché non condivido alcune politiche associative che si concentrano quasi interamente sulla diffusione a livello locale. L'editoria di nicchia è una buona cosa, se si riferisce a un quadro tematico o qualitativo. Se per limitatezza geografica o mentale, assume opposta valenza. Aggiungo che non è equa, essendo avvantaggiato l'editore che disponga anche di una o più librerie. Meglio sarebbe il cercare di ottenere un distributore nazionale disposto a diffondere i prodotti editoriali di tutti gli associati. Mi sbaglio? Questa mia è qualcosa in più di una semplice opinione: è una richiesta.
Saputelli di editoria. In Internet vi sono centinaia di blog e di siti dove molti piccoli e medi editori sono trattati alla stregua di farabutti o quasi. Non si vuol riconoscere loro alcuna difficoltà economica e si diffondono contratti editoriali-tipo indicanti la meta da raggiungere, giacché pare che quasi tutti quegli editori siano in realtà riccastri camuffati da mendicanti. Che dire? Effettivamente il mondo è pieno di mascalzoni, ed io non nego che anche fra gli editori ci siano molti furbetti (io stesso ho avuto la sventura di conoscerne uno e di doverlo portare in giudizio: costui, pur avendo oltre 600 titoli a catalogo, aveva creato ad hoc un ammanco di centinaia di milioni di vecchie lire e aveva buggerato anche il Padreterno), ma chi gestisce simili blog dovrebbe sempre avere l'onestà di evidenziare la distinzione netta che intercorre fra l'editore-tipo che effettivamente "può" e quello "non può". Un conto è l'editore che disponga anche di una o più librerie, un altro è l'editore che, pubblicato un libro, si trovi senza alcun aiuto, né proventi che derivino dal lavoro massiccio di altri editori. Inoltre ci sono editori che mangiano solo grazie alle amicizie politiche, ai contributi, alle sovvenzioni e, al contrario, editori che con la politica non vogliono avere a che fare (se non s'era capito fin qui, io appartengo al secondo gruppo, ed a tal proposito invito a leggere anche il mio sesto proponimento presente nella sezione Extra). In generale, un libraio, quando gestisca una libreria ubicata in un buon posto di passaggio, o quando possieda una libreria storica conosciuta da tutti (e, ovviamente, soprattutto, quando non debba pagare l'affitto perché proprietario del locale), è palmare che non stia finanziariamente male! Egli si trattiene, mal che gli vada, il 30% del prezzo di copertina di ogni libro venduto! Di qualsiasi libro venduto, fra il libraio e il distributore, all'editore vien tolto il 55% o anche il 60% del prezzo di copertina. Col restante 45 o 40%, il piccolo editore (già sprovvisto di libreria propria e, quindi, molto svantaggiato rispetto ad altri) deve pagare il commercialista, il tipografo, le spese di gestione (dalla corrente elettrica alla benzina, dal toner delle stampanti alle riparazioni dei computer), ecc. Quando è onesto, non appena può, paga pure i diritti d'autore, a costo di indebitarsi. Quando non può più ricorrere a prestiti e mutui per onorare gli impegni assunti, è costretto a far pessime figure con gli autori per tutto il tempo del mancato assolvimento. Credete veramente che egli si diverta a non pagarvi i diritti d'autore? E, in generale, credete che gli editori mettano in conto le ore di lavoro trascorse a preparare un libro alla stregua di un avvocato alle prese con una causa legale? Se lo pensate veramente siete solo ridicoli. Io è raro che domandi a qualcuno di pubblicare con me. Di solito sono gli autori a chiedermelo. Anche in presenza di un'opera di pregio, se ho qualche dubbio sull'effettiva smerciabilità, faccio presente al potenziale mio autore il problema e gli giro, in senso stretto, il preventivo tipografico, con la speranza che recepisca il rischio e sia disposto ad affrontarlo di persona. Non so quanti siano gli editori che, come me, dimostrino agli autori le reali spese tipografiche. Io lo faccio sempre, perché mi sembra il minimo che posso fare per dimostrarmi sincero e trasparente con loro. Eppure ho trovato anche chi mi ha "ricordato" che il preventivo non è affar suo e che il rischio d'impresa è tutto mio. Giusta, sagace e sacrosanta osservazione! Peccato che io a quegli acuti propositori non avessi chiesto niente, tant'erano sconosciuti! In verità, fin prima, non sapevo manco che esistessero siccome non avevano mai pubblicato e pur vivevo tranquillo! Altre volte ho avuto a che fare con potenziali autori che si lamentavano del costo tipografico. Erano disposti a pagarsi l'opera "ma non ad un costo così elevato". A distanza di anni, con la coda in mezzo alle gambe, mi hanno confessato di essersi rivolti ad altro editore e di aver pagato il doppio di quanto da me preventivato. Astutissimi! Volete un consiglio assolutamente disinteressato? Pensate piuttosto a fare una serena disamina delle opere che state tentando di pubblicare! E poi, scusate, dal momento che ritenete che quasi tutti gli editori navighino nell'oro e che per essi sia facilissimo guadagnare con le vostre opere, perché non vi aprite una partita iva e vi trasformate voi stessi in editori invece di lamentarvi o, peggio, blaterare? Vi attendo, futuri colleghi...! Sarà un mezzo gaudio!
Clienti e registrazione al negozio. Talvolta mi domando se i miei cari clienti immaginino veramente quanto amore io provi per loro. Vorrei conoscerli per abbracciarli uno ad uno! Sono loro che mi permettono di continuare a sperare, che mi gratificano per ciò che faccio e produco, che mi offrono una entrata economica sì da poter vedere, almeno col cannocchiale, i limiti fissati dagli “studi di settore”. Certe volte, però, mi domando se i miei clienti si siano mai chiesti chi siano i veri destinatari dei miei accorati appelli, subliminali o palesi. A rigor di logica dovrebbero essere soltanto loro stessi oppure, per estensione, pure voi che mi state leggendo in questo istante. Eppure non è esattamente così, perché io mi rivolgo potenzialmente a tutti coloro che abbiano a che fare con me, cerco di coinvolgerli, di far loro assaporare l’autocoscienza, la coscienza di sé, la gioia di vivere, l'amore per la cultura. Cerco, ripeto. Se bastassero i visitatori di questo sito striminzito sarei un editore ricco, a giudicare dalle visite. Purtroppo queste visite portano poco o nulla. Molti scappano, temendo la richiesta di un rigore morale eccessivo. Molti fuggono per penuria di soldi, molti altri mi abbandonano per avverse opinioni. Per carità, comprendo e rispetto tutti, ma allora chi mi rimane in aggiunta ai miei clienti? Qualcuno pensa veramente che i destinatari ricettivi della mia mission siano tanti? Sarebbe un sogno se si trattasse di ignoranti che desiderassero cambiare il proprio modus agendi, o il modo di porsi o le abitudini! Ecco perché assume una straordinaria importanza, per me, che voi clienti decidiate di registrarvi al mio negozio. Mi limiterei ad informarvi circa le novità editoriali, senza pretendere risposte o acquisti, ma sarei almeno sicuro di avervi informati e, qualora non vedessi risultati apprezzabili in termini di vendite o di critiche, capirei di aver evidentemente sbagliato qualcosa e cercherei di correggermi in futuro...
Dietro la maschera della libertà spesso si nasconde la noncuranza, il desiderio di non essere coinvolti. C’è un confine sottilissimo, passarlo o non passarlo è questione di un attimo, di una decisione che si prende o non si prende; della sua importanza ti rendi conto soltanto quando l’attimo è trascorso. Solo allora ti penti, solo allora comprendi che in quel momento non ci doveva essere libertà ma intrusione: eri presente, avevi coscienza, da questa coscienza doveva nascere l’obbligo di agire. L’amore non si addice ai pigri, per esistere nella sua pienezza alle volte richiede gesti precisi e forti.
(Susanna Tamaro)
Noncuranti. La realtà contro la quale cozzo ogni giorno è desolante. Io spesso non ho a che fare con ignoranti o con nemici che mi detestano, quanto con noncuranti che mi schivano semplicemente perché se ne impipano tanto del mio lavoro, quanto del rispetto del prossimo che io non manco mai di invocare. Costoro se ne infischiano delle sofferenze degli altri, si disinteressano dei problemi che non li riguardano da vicino, si fanno un baffo delle ingiustizie perpetrate in danno di terzi, se ne ridono della povertà e delle malattie delle popolazioni, se ne fregano e se ne sbattono di tutto ciò che non appartenga al loro mondo infinitesimale. Credete che io vorrei e potrei convertirli, portarli ad un interessamento? Impossibile. Sarebbe come tentar di confutare i pazzi, con la differenza che il significato che si dà alla pazzia è molto, molto opinabile.
Non clienti per fede religiosa. Sono poche le certezze a questo mondo, eppure sono molti i sedicenti detentori della verità. Quali che siano, non sono miei clienti. Un gruppo di questi riguarda i miei “non clienti per fede religiosa”. A questa categoria ascriverei alcuni ferventi cattolici (solo una piccola parte, per mia fortuna), già certi che l’anima umana sia immortale, i quali ostentando ugual disinvolta sicurezza affermano, per contro a ciò, che gli animali possiedono solo un’anima materiale. Ebbene sì! Nel 2012 è ancora possibile trovare discussioni di questo tipo che ricordano molto le controversie secentesche e settecentesche nate dai concetti demenzial-meccanicistici di René Descartes. Il quid da palesare è il seguente: -Le bestie hanno un’anima immortale? La risposta (obbligatoria) non tarda ad arrivare dal sapiente moderatore. Eccovi un succulento esempio:
http://www.cattoliciromani.com/forum/showthread.php/animali_paradiso-9870.html?s=82ac77673769c39b74f709a39e8e3cf1&
Non capirò mai come facciano degli esseri finiti a parlare con certezza di concetti infiniti. Eppure sembra che ci riescano, come i chiromanti non sembrano aver esitazioni quando predicono il futuro attraverso la lettura della mano. Evidentemente, per taluni, il tempo si è fermato. Per certuni, infatti, etologi e naturalisti non sono mai esistiti. Probabilmente credono ancora che il sistema geocentrico sia giusto o che gli animali non siano esseri senzienti. Ma appartengono a questo gruppo anche molte dotte persone, che non solo riconoscono agli animali la capacità di sensazione... conoscono a memoria perfino i contenuti del Trattato di Lisbona! Allora, per giustificare il fatto che si nutrono di carne e che sorvolano sulle sofferenze degli animali, quando non adducono false motivazioni di ordine medico-nutrizionale (lo sanno anche i sassi che i vegetariani stanno benissimo, anzi meglio degli altri, e che dispongono di ogni risorsa tolta la vitamina B12) argomentano sostenendo che anche le piante sentono dolore e quindi, per coerenza, non bisognerebbe cibarsi che di aria. Tuttavia si ergono spesso a paladini della giustizia o detentori del verbo, stabilendo che sia cosa buona e giusta che gli esseri umani siano a capo della piramide, in virtù della loro umanità. Chiederei loro di spiegarmi dove sia rintracciabile l'umana umanità all'interno di questo video che ho appena ricevuto, tolta quella di colui che lo ha girato e accoratamente commentato.
http://youtu.be/IKVKliwiZ4E
Oh, non pretendo risposte da novelli paleolitici o attempati meccanicisti: non parlando la stessa lingua non potremmo comprenderci! Eppoi io non mi rifugio nel Dogma, che da che mondo è mondo va sempre bene come il prezzemolo o un salvagente quando si sta per affogare! Vorrei solo la loro sincerità, ma non vivrò abbastanza per averla. Allora, privo di baluardi e casematte, guardo al presente e al futuro confortato dalla scienza, consapevole che potrei non avere il tempo per completare la mia missione, eppure fiducioso che altri vorranno continuarla e sapranno continuarla come e meglio di me in futuro.
Cultura. Cultura, a mio avviso, è l’acquisizione dell’insegnamento del passato tamisata con i miglior filtri morali e scientifici. È la distillazione del meglio dal tutto. Senza il passato nessuno potrebbe discorrere d’alcunché, o scrivere libri, memorie, esperienze. Tutti noi saremmo meno che niente. Se dipendesse da me, riporterei nelle aule scolastiche il Fiore di virtù che tratta tutti i vitti humani, et come si deve acquistare la virtù, il Tesoro di Brunetto Latini e renderei obbligatorio lo studio della filosofia in tutti gli ambiti d’insegnamento. Incrementerei pure lo studio della storia, perché la conoscenza del passato permette di trattare qualsiasi argomento: dall’astrologia alla dendrologia, dalla caccia alla crestomazia. La consapevolezza del passato, invece, forma il sentimento di gratitudine nei confronti del creato e quello del rispetto delle altre forme viventi. Io mi sentirò sempre debitore nei confronti dei nostri avi, perché hanno versato fiumi di inchiostro intorno a qualsiasi argomento e per ciò che ci hanno saputo lasciare. Non mi sento altrettanto debitore per ciò che hanno fatto, ma questo è un altro discorso. Certamente una lingua unica per tutti i popoli contribuirebbe a rendere l'umanità più solidale ed a risollevare l'economia, ma ci vorrà ancora tempo perché ciò avvenga.
Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi
(William Shakespeare)
Noncuranti fastidiosi. In condizioni di salute sono come i globuli rossi: tanti. Sono i peggiori, perché non soltanto si disinteressano e si fanno baffo di qualsiasi cosa, ma fanno pure danni maggiori. Giusto per fare un esempio, posto che l’ignorante è chi non sa che il segreto di Pulcinella è un idiotismo della lingua italiana, usato per indicare un falso segreto, i noncuranti fastidiosi sono capaci di negare che il segreto di Pulcinella sia un idiotismo della lingua italiana, usato per indicare un falso secreto. In uno scritto, anche una semplice virgola può cambiare il senso del pensiero, tuttavia costoro vogliono sindacare, creano neologismi, si elevano ad arbitri e non riconoscono altre autorità supreme in aggiunta alla loro. In realtà sono dei volgarissimi idioti e ignoranti. La nostra epoca, basti pensare a Internet o a Wikipedia, offre infinite possibilità di sviluppare la propria cultura, tuttavia tutto ciò che l’offerta dà, spesso vien tolto dal suo eccesso, che determina il medesimo effetto che determinò in Berchet per voce della sua creatura letteraria sui “parigini”, oramai assuefatti dal classicismo, dalla pietas e dalle lacrimevoli emozioni prodotte dai testi degli antichi. Ancora un caso di apatia ed abulia, quindi? In un certo senso sì. Ma qui si è in presenza dell’antitesi del socratico concetto che riteneva il vero sapere equivalente al sapere di non sapere. Si è in presenza di tanta superficialità, mascherata maldestramente col copia e incolla (ricordate quel tale che riuscì a farsi acquistare dalla Regione Veneto una propria opera d'ingegno e poi emerse che l'aveva creata in buona parte scopiazzando da internet?). I noncuranti-idioti, per come la vedo io, sono ignoranti arroganti (esistono anche quelli umili, sia detto). Il risultato, in certi casi, è una rinascita di moderni “ottentotti” i quali la fanno da padroni ad ogni livello sociale (si badi che la loro ignoranza è diventata feroce, inconciliabile e non ha nulla a che vedere coll’umilissima ignoranza dei tempi di Verga). Costoro masticano coltura come Pico cultura. Da buoni imbecilli, non ammettono confronti che non siano cruenti. Giacché non conoscono, morsicano. Giacché non sanno, sparano. Essi sono ovunque, di certo dovunque ci sia da mangiare. Si lamentano sempre dello Stato Italiano ma inseriscono nei loro siti i link che rimandano a libri che insegnano a come non pagare le tasse o a come servirsi dei paradisi fiscali. In genere sono industrialotti, provinciali, agricoltori. Onnipresenti alle sagrette dei paesi, quando si tratta di ingurgitare, essi si trasformano d’incanto in manducanti d’eccezione in presenza di un toro arrostito (meglio se si tratta di un raffinatissimo Bœuf Gras, beninteso) e alle presentazioni di libri che prevedano dei buffet di chiusura, quelle rare volte in cui decidono di andarvi, vanno solo per mangiare, arrivandovi non di rado all’ultimo momento. E qui (lo si deve ammettere) la fisiognomica si è dimostrata una scienza esatta, in quanto li ha inquadrati benissimo, tanto che in alcuni trattati dell’antichità è possibile riconoscerli quasi fossero disegni che li ritraggono oggigiorno. Qualche ricordo atavico permette loro il mantenimento di un certo nozionismo intorno all’uccellagione casalinga, all’uccisione casereccia del maiale, ai calorosi filò, senza mai riconoscere che i loro esimi progenitori la carne se la sognavano di notte e l’uccisione del maiale era un avvenimento appunto perché raro. Costoro, leonardescamente parlando, sono solo volgarissimi tubi digerenti che camminano, fanno danni e uccidono. Non sanno chi sia stato Plotino, cosa significhi ecosofia, che cimice è lemma femminile, non sanno cos’è un lemma, gli effetti del saturnismo dati dalla glassarmonica e dai pallini di piombo sui campi, né cosa rappresentasse l’arte di Raimondo. Non conoscono l’episodio di Petrarca e delle lotte gladiatorie in quel di Napoli, ma questa è (ovviamente) l’ultima delle loro preoccupazioni perché sanno poco o nulla di cose assai più importanti. Pazienza non avere nozionismo (forse non è basilare conoscere il significato di ghiandola pituitaria, di Wicca, di bulla o dell’ipse dixit aristotelico), il problema è che costoro sono paghi di un verace “El ga ita” e non intendono sconfinare oltre. Molti di loro conoscono a memoria tutte le marche dei SUV, li possiedono e quando li guidano si sentono altolocati (d’altronde, come non vederli locati in alto quando ci sono sopra?) e realizzati. In genere li acquistano a fine anno, così pagano meno tasse: questo lo sanno benissimo. Tra costoro, molti hanno a mente il catalogo Ceresoli come se fosse la Bibbia o il Corano e si vantano di avere a loro pro migliaia di volumi. Tra di loro, molti si reputano veneti doc, pur ignorando Apono, Ercole, Alkomno, Trumusiate, Henotos e perfino Pora Reitia, e pur ignorando il totemismo dei Veneti. Però in compenso, da buoni consumisti, acquistano tutto ciò che di più brutto ed inutile si possa acquistare: dalle piscine agli scivoli di plastica. In vacanza sono quelli che si riconoscono per il loro spiccato bisogno di desiderabilità sociale e si piazzano a pochi decimetri dall'ombrellone di altri, poi lasciano le immondizie sotto la rena e se ne ritornano a casa a bordo del motoscafo ormeggiato a riva. A capodanno, da buoni molestatori, sono quelli che fanno più botti. Lagrimae rerum! Questa gente mi fa veramente molta paura! Ovviamente, così come nella demonologia, costoro sono tanti e tali che si manifestano con nomi e forme assolutamente dissimili e variegati. Non saranno mai miei clienti, ma neanche li vorrei.
Ecco alcuni, che non altrimenti che transito di cibo e aumentatori di sterco e riempitori di destri (latrine) chiamarsi debbono; perché per loro non altro nel mondo, o pure alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.
(Leonardo da Vinci)
La caccia non è una forma naturale della lotta per l'esistenza,
ma un ritorno volontario allo stato selvaggio
(Lev Tolstoj)
Cacciatori e politici filo-caccia. Con costoro non ho rapporti di sorta, tolto il fatto che deturpano di notte ciò che io ho faticosamente cercato di salvaguardare di giorno. Io però, a differenza di Penelope, la mia veste nuziale la vorrei terminare! Essi annientano vilmente le meraviglie della natura o feriscono o uccidono o fanno il giuoco di chi compie simili scempi. Chi voglia vedere in azione una piccola rappresentanza di questi militi d’altri tempi, uomini che se dipendesse da me convertirei magicamente in citazioni librarie, comprimendoli –anzi compressandoli- fra le pagine di libri di arte venatoria che all’occorrenza uso per non far ballare i mobili, guardi interamente questo video:
http://youtu.be/iVWMixVNf04
Questa è la loro ars? Io, che di solito dò peso alle parole, preferisco chiamarla ecatombe. E la producono loro. Adesso si voglia considerare che una buona parte dei politici attuali è stata eletta grazie al voto di questi prodi combattenti, che fungono da camarilla per il governatore di turno, lo consigliano, gli suggeriscono le leggi per sparare sempre di più, e intanto continuano a fare i loro biechi interessi in un continuo, armonioso, scambievole rigenerarsi di favori. Poco importa, per certi politici che ci governano, se i mali del mondo sono molti e gravissimi. Poco importa, a costoro, se la cultura è allo sfascio, se l’ambiente si sta avvelenando ogni giorno di più anche per effetto delle loro folli leggi, se ad ogni minuto che passa ettari di foreste scompaiono per sempre, se ogni secondo che passa ci sono esseri umani che muoiono di povertà o malattie e migliaia di animali che vengono uccisi per il semplice gusto del palato. Loro pensano ad alimentare i personali consiglieri, senza i quali perderebbero la poltrona. E allora avanti con le concessioni: ai cavatori, agli industriali, ai cacciatori, alle case farmaceutiche, ai petrolieri e via discorrendo. Ovviamente con certi politici non posso non avere da ridire, anche perché le loro malefatte le pagano gli altri.
Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.
(Albert Camus)
Progetti futuri. Inspirato da questa citazione:
Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare.
(Albert Einstein)
ho deciso di guardare avanti, nonostante tutto con ottimismo, cercando di cambiare il mio modo di essere e di pormi. In sostanza, clienti carissimi, è palmare che io non accetti più questa situazione, perché mi indigna e mi disgusta, tanto quanto –presumo- disgusta voi. Ma non posso cambiare le regole del mondo! Posso solo provarci, proporre, suggerire. Confido che nel far ciò io abbia dalla mia il vostro aiuto... ma posso solo sperarlo! Senza ombra di dubbio, almeno, anch’io, come il summenzionato Berchet, ho identificato con il Popolo il mio miglior interlocutore ed al Popolo mi rivolgerò sempre, poiché lo amo e ne faccio parte a pieno titolo. Secondariamente, per forza di causa maggiore, quando dovrò realizzare qualcosa di concreto, dovrò appellarmi a chi del Popolo decide le sorti: quindi ai politici. Non sono tutti come quelli della camarilla, quand’anche tutti, ovviamente, nell’espletamento del loro compito, abbiano gusti personali di un tipo anziché di un altro. La differenza, come in tutte le azioni umane, è data dall’onestà, e di politici onesti ce ne sono ancora (uno che mi sovviene è l’eurodeputato nonché amico Andrea Zanoni, almeno fino a che dimostrerà d’essere persona integerrima e operosa come ha fatto fin qui).
I miei progetti futuri sono molti. Chi abbia la curiosità di conoscerli, clicchi qui sotto o vada alla Sezione Extra
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=www.sismondili&source=web&cd=5&sqi=2&ved=0CDAQjBAwBA&url=http%3A%2F%2Fwww.sismondilibri.it%2Fextra.asp%3FID%3D16&ei=15MFT7mVOKqD4gSy_6C2CQ&usg=AFQjCNHMF9-Kfv9Nb-U8o-Fj-nXUiS4K0w
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