Il bandito - Violenza e criminalità nella Repubblica Veneta [di Sante Rossetto] di Sismondi Editore

€ 12,00

Descrizione

Chi erano e come vivevano i banditi della Repubblica Veneta? Gente che voleva vivere “delle altrui sostanze”, miserabili senza lavoro, bravi al servizio di qualche potente.

Ma tra loro troviamo anche nobili tracotanti, preti e frati.

Perché spesso si parla delle monacazioni forzate, ma poco o nulla di queste vocazioni religiose dettate soltanto da interesse, che talora finivano in comportamenti criminosi.

Malviventi messi al bando perché la Giustizia non era riuscita a catturarli o perché gli imputati non si erano presentati spontaneamente al giudice. Dal quale sarebbero stati quasi sicuramente condannati.

Le vicende raccontate in questo volume sono raccolte dalle sentenze irrogate dal tribunale del maleficio della podesteria di Treviso nei primi tre decenni del Seicento.

http://www.focusinforma.org/cultura_rossetto_bandito.html

http://82.193.34.123/node/9368

Tratto da "La Tribuna di Treviso" del 5 ottobre 2008

LA VIOLENTISSIMA MARCA DEL '600 - "IL BANDITO" raccontato da Sante Rossetto

Oggi ci lamentiamo di un mondo che non offre garanzie di sicurezza. Troppa delinquenza, pene non sempre certe, annose cause in tribunale. E si rimpiange un tempo beato; esistito soltanto nella nostra immaginazione. La realtà storica è tutt'altra. E' come ce la descrive il giornalista e storico Sante Rossetto nel suo ultimo libro edito da Sismondi. Rossetto ha analizzato migliaia di sentenze emesse dal "giudice del maleficio di Treviso" (oggi Tribunale penale) nei primi trent'anni del Seicento. Da questa matassa Rossetto ha tratto un romanzo storico che ha come protagonista un bandito che viveva nella Marca. Storia raccontata come cronaca odierna. Filo conduttore: la vicenda umana di Valentino: dall'infanzia miserissima, ai primi furti, agli assalti alle abitazioni e ai corrieri postali fino ad arrivare all'omicidio. Che società era quella raccontata in questo agile e brillante lavoro storico? Era un mondo che viveva nella paura. Perché violenti e criminali erano ovunque. Violenti erano i bravi che, nonostante i divieti della Serenissima, vivevano nei palazzi dei nobili. Violenti erano i mendicanti che, a frotte, premevano sulle città nelle carestie. Violenti i padroni con le loro massare (serve) che spesso violentavano e ingravidavano, per poi cacciarle. Violenti molti frati e preti che approfittavano del loro ruolo e, talora, buttavano la tonaca diventando malviventi. Violenti i nobili, pronti a sopraffare i villici miserabili. Violenti erano, infine, tutti quei fuorilegge che vivevano di svaligi (rapine), furti, assalti notturni alle abitazioni, aggressioni sulla strada. Così i contadini dovevano andare armati di spade e pugnali a lavorare nei campi e ci si recava alle funzioni religiose con pistole, spade, archibugi. Il compito della Giustizia era difficile e arduo ed i colpevoli si davano alla latitanza: non rimaneva che dichiararli banditi. Come il nostro protagonista che finisce, però, per essere acciuffato. Il volume di Rossetto, tuttavia, non si limita a descrivere i crimini di questo periodo, ma percorre i molteplici aspetti della società secentesca in rapido cambiamento. E' il momento della Controriforma, in Europa si combatte la Guerra dei Trent'anni, sulle tavole s'affaccia l'esotica polenta di mais. Rossetto ha voluto così raccontarci la storia. Una divulgazione, però, che non prescinde dallo studio puntuale e dalla documentazione precisa.