Anni di guerra e di fame - Storie di reduci, storie di vita [di Simone Menegaldo] di Sismondi Editore

€ 18,00

Descrizione

Dopo il successo editoriale de "La mia ritirata di Russia" di Ruggero Stolfo, una nuova opera entra a far parte della collana Memoranda. Si tratta di un'opera corposa e preziosa, che raccoglie le memorie di 42 reduci della Seconda Guerra Mondiale. Gli ultimi di Cimadolmo e Ormelle. Un libro di vita, guerra, sofferenze. Per non dimenticare mai le atrocità e le assurdità di ogni guerra.

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Possono le memorie personali diventare storia e occasione di riflessione per tutti? Il benessere della nostra società sembra allontanare e rimuovere i ricordi delle sofferenze e dei percorsi individuali di molti, che da giovani hanno conosciuto la guerra e la povertà. Memorie da non raccontare, da tenere per sè, da rispolverare privatamente tenendo tra le dita una vecchia foto, un diploma incorniciato, una medaglia che nessuno ammira.

Memorie che l’affettuosa ostinazione di un giovane ricercatore riporta all’attenzione di tutti per distillarne pensieri, moniti e riflessioni di pungente attualità. Memorie che escono dal circuito familiare e, fissate sulle pagine di un libro, superano il confine dell’amato borgo di Madorbo e diventano patrimonio comune di saggezza e di civile responsabilità.

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Collana: Memoranda

Pagine 576

Illustrato

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Mercoledì 20 gennaio 2010 ore 17,00, presso la Fondazione Benetton Studi Ricerche - Spazi Bomben per la cultura - via Cornarotta 7-9, 31100 Treviso, presentazione pubblica del volume "Anni di guerra e di fame. Storie di reduci, storie di vita" di Simone Menegaldo (Sismondi, 2009). Sante Rossetto ne discuterà con l’autore. Il libro raccoglie le testimonianze degli ultimi 42 reduci di guerra ancora in vita dei comuni di Cimadolmo e Ormelle, senza distinzioni d’arma e di fronti di battaglia e racconta la vita dura fatta da queste persone prima di partire verso il conflitto mondiale, racconta com’erano negli anni venti i due paesi, le vecchie abitazioni, i vecchi mestieri che oggi non ci sono più. Poi la partenza per la guerra, le sue miserie, le angherie degli ufficiali. Poi l’8 settembre, lo sbandamento, le peripezie per tornare a casa, chi non ci riuscì finì in Germania, a lavorare nei campi di concentramento. Altri si ammalarono di malaria, molti di loro si rifiutarono di combattere per le due parti in lotta, due aderirono alla lotta partigiana. Quindi la guerra finì, e il racconto continua con il ritorno alla normalità, la vita che riprende, i sacrifici per mettere su famiglia e donarci l’Italia di oggi 

(Prefazione) 

Non mi è facile trovare le parole adeguate per introdurre questo libro, un libro che non vuole essere solo una raccolta delle avventure e delle sofferenze di guerra di queste persone, ma soprattutto un ringraziamento nei loro confronti, perché le loro vite così povere e piene di sacrifici, hanno permesso alle generazioni venute al mondo dopo il grande conflitto mondiale di crescere nel benessere e nella ricchezza.

Ora questo mondo di antichi valori, questo piccolo mondo antico povero ma onesto, sincero e cordiale, va scomparendo dinanzi all’egoismo della società contemporanea, un’egoismo tanto più dannoso poiché dimentico delle proprie origini umili e contadine, in un’epoca in cui essere contadini significava amore incondizionato per la terra e la natura, madre di vita per tutti. Ecco perché quando accettai di fare questo libro volli chiedere a queste persone, prima di ogni altra cosa, “com’era vivere una volta?” … come se “una volta” fosse un tempo remotissimo, cinque, sei, otto secoli fa… invece si tratta di soli ottant’anni! Otto decenni durante i quali il mondo è cambiato “da sera à matina!”, come dicono questi valorosi guerrieri della vita; sì perché vivere ai loro tempi significava veramente “una guera ogni dì par magnar!”.

Non mi resta altro da fare che augurare a ciascuno di voi che leggerete, non di divertirvi o sentirvi commossi per quanto queste persone hanno vissuto, ma che attraverso queste letture possiate imparare qualcosa di nuovo, che vi aiuterà ad affrontare con nuovo spirito la vita, con coraggio, senza darvi per vinti, proprio come hanno fatto loro. Anche perché, come queste 41 persone mi hanno avvisato, “ormai no se torna pì indrio!”.

 

Dott. Simone Menegaldo

Madorbo, domenica 23 agosto 2009